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Benvenuti all'APCTi

segnalare i radar mobili? Certi conducenti continuerebbero ad essere un pericolo per gli altri

Scritto da Andrea Manna, La Regione Ticino on .

Indicare la presenza anche dei radar mobili? «Avrebbe un effetto perverso – afferma perentorio Dimitri Bossalini –. Nel senso che l’automobilista o il motociclista indisciplinato continuerà ad andare a velocità sostenuta, ben al di sopra del limite consentito, perché tanto sa che ogni radar mobile è segnalato. Per cui in quel tratto ‘controllato’ di poche centinaia di metri rallenterà, dopodiché pigerà nuovamente sull’acceleratore. Questo conducente non verrà mai sanzionato e pertanto costituirà sempre un potenziale pericolo per la vita altrui». Contattato dalla ‘Regione’, il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi (Apcti) boccia le proposte contenute nel rapporto uscito una decina di giorni fa dalla commissione parlamentare della Gestione. Redatto dal leghista Fabio Badasci sulla scorta della mozione (‘Radar mobili: più prevenzione, meno cassetta’) depositata nel 2014 dall’allora deputato dell’Udc al legislativo cantonale Marco Chiesa e dal popolare democratico Fiorenzo Dadò, il rapporto sarà discusso la prossima settimana dal plenum del Gran Consiglio. E tra le richieste avanzate dalla Gestione vi è appunto quella di “introdurre l’obbligo” sull’intero territorio ticinese di segnalare, come avviene già per i ‘fissi’, le postazioni di radar mobili: “200 metri prima”. Una richiesta che non piace a Bossalini. «Oltretutto – rileva il responsabile dell’Apcti – bisogna vedere se questa proposta sia compatibile con le normative federali derivanti dal pacchetto di misure ‘Via sicura’».

‘Controlli in base alle situazioni’

Ma i commissari della Lega, del Ppd e della Destra si spingono oltre. Il documento partorito dalla Gestione sollecita infatti anche una riduzione dei controlli tramite radar. «Mi pare una proposta priva di logica – commenta Bossalini –. I controlli, e dato il mio ruolo parlo solo per le polizie comunali, vengono eseguiti in funzione delle situazioni specifiche. Se uno o più cittadini asseriscono che in quel tratto di strada auto e moto sforano il limite di velocità, noi dapprima procediamo con una rilevazione di tipo statistico, posando radar ‘amici’ non visibili, per verificare se le lamentele degli abitanti della zona interessata abbiano un fondamento e poi, se del caso, passiamo a controlli mirati, repressivi, con l’impiego cioè di radar ‘a multa’». Invocare quindi una diminuzione «generalizzata» dei controlli, «non ha, ritengo, alcun senso». Peraltro, prosegue il presidente dell’Apcti, «le polizie comunali si stanno organizzando per coordinare nelle rispettive regioni, stabiliti dalla Legge sulla collaborazione tra Cantonale e polcom, i controlli di velocità ed evitarne di superflui». Bossalini respinge anche la tesi secondo cui i radar servirebbero anzitutto ‘a far cassetta’: «Ricordo che il Comune incassa, delle sanzioni irrogate dal proprio corpo di polizia, gli importi delle multe fino a 250 franchi; sopra i 250, di franchi ne incassa 60. Il resto va al Cantone. Per gli enti locali i radar non mi sembrano molto redditizi...”. La commissione Gestione chiede inoltre di “separare le competenze” per quel che concerne i controlli di velocità: di quelli sulle strade comunali si occupino le polcomunali, di quelli sulle strade cantonali li gestisca la Polizia cantonale. «Anche qui siamo, come associazione, piuttosto scettici – fa sapere Bossalini –. A livello locale è la Polizia comunale la prima autorità di sicurezza. E visto che diversi Comuni sono attraversati da strade cantonali, siamo fermamente convinti che anche su queste ultime soltanto le polcomunali possano garantire l’attuazione in tempi brevi di eventuali misure di moderazione del traffico o di eventuali controlli radar sollecitati dai Municipi». La parola al Gran Consiglio. Otto le firme al rapporto Badasci (i membri della Gestione sono diciassette...), stando alla versione pubblicata sul sito online del Cantone. Non lo hanno sottoscritto i commissari del Plr e del Ps. E manca pure la firma del rappresentante dei Verdi. «La maggioranza del gruppo – spiega la coordinatrice degli ecologisti Michela Delcò Petralli – è contro la proposta di segnalare anche i radar mobili: la prevenzione andrebbe a farsi benedire».

Il Comune, la sua polizia

Scritto da Paola Bagutti, Massagno on .

Cosa significa per un Comune garantire la sicurezza sul proprio territorio? Vegliare sull’ordine pubblico, avere compiti preventivi, dissuasivi e repressivi, lottare contro la delinquenza e la microcriminalità, gestire i disturbi legati alla vita quotidiana, essere visibili sul territorio ed essere conosciuti dalla popolazione, gestire, insieme ai competenti servizi comunali, tutte quelle problematiche legate all’aggressività nei rapporti sociali e famigliari con una partecipazione vigile e costante alla vita sociale che ci circonda. La polizia gestisce tutte quelle attività dirette ad assicurare un ordinato e pacifico svolgimento della vita sociale all’interno del suo territorio. Compiti questi riassumibili con il termine di capillarità cioè un’approfondita conoscenza delle particolarità territoriali e socioeconomiche del proprio comprensorio. La nuova legge sulla collaborazione tra la polizia cantonale e le polizie regionali crea un importante collegamento tra tutti gli attori in materia di sicurezza grazie a un approccio globale e risolutivo istituendo dei comprensori di competenza regionale. Si risponderà così alla necessità di creare in Ticino uno scenario maggiormente coeso della gestione della sicurezza, capace di rispondere con accresciuta efficacia alle attuali sfide e alle necessità di intervento delle forze dell’ordine, attraverso il rafforzamento della collaborazione fra i corpi di polizia attivi nel territorio rispettivamente la riqualificazione e la specificazione del ruolo delle polizie comunali. In conclusione la sicurezza è un patrimonio fondamentale per il benessere e la qualità di vita e si annovera quindi tra i compiti fondamentali di ogni comunità. Di conseguenza le Autorità locali ora potranno contare su forze di polizia strutturate, definendo le responsabilità e le competenze tra Cantone e Comuni, per poter così svolgere il proprio compito al meglio, garantendo una maggiore e qualificata presenza sul territorio, maggiore scambio di informazioni e maggiore coordinamento.

Petizione Online – modifica art. 285 CPS

Scritto da Super User on .

Il Comitato dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi prende atto con soddisfazione della decisione dell’Associazione Amici delle forze di polizia svizzere di lanciare una petizione Online per chiedere alle autorità federali la modifica dell’art. 285 del Codice penale Svizzero.
Ciò che avvalora maggiormente questa iniziativa è che a proporla non sia una federazione o un sindacato di categoria, bensì la società civile. Il Comitato dell’AFPS è composto da politici e imprenditori privati e non da poliziotti o funzionari pubblici.
L’ APCTi, che già in passato ha messo in risalto a più riprese la problematica legata alla violenza contro gli agenti di polizia ed all’esiguità dei provvedimenti adottati nei confronti di chi, ed è una piccola minoranza della popolazione, aggredisce i rappresentati delle forze dell’ordine, sostiene senza indugio questa iniziativa.
Gli ultimi episodi accaduti a Berna dimostrano come la violenza contro gli agenti di polizia abbia assunto una virulenza talvolta estrema; ma è utile ricordare che le modifiche dell’ art. 285 del CPS, richieste dalla petizione, non sono previste unicamente a tutela delle forze dell’ordine ma anche di tutti i funzionari pubblici che, nel loro operato di garanti di decisioni istituzionali, sono a loro volta aggrediti verbalmente o fisicamente.
Il sostegno dell’ APCTi a questa importante iniziativa, che ci auguriamo vivamente possa poi trovare un ampio consenso presso i membri del legislativo federale, è un atto dovuto per tutti gli agenti che quotidianamente operano con il solo scopo di garantire l’ordine pubblico e difendere il nostro stato di diritto.
L’attacco violento nei confronti di un agente di polizia o di un funzionario pubblico è una sciabolata al cuore dei tre livelli istituzionali che sono i garanti della nostra democrazia.

Collegamento al link per aderire alla petizione. www.art-285.ch

 

Sicurezza di prossimità

Scritto da Daniela Carugati, La Regione Ticino on .

Il nuovo servizio sull’arco delle 24 ore? ‘Funziona’. Parola dei responsabili dei dieci Comuni convenzionati con Mendrisio. Che giovedì si sono incontrati.

Nei primi anni Novanta era una aspirazione. Oggi la Polizia Regione II dell’Alto Mendrisiotto c’è. Ed è sul campo 24 ore su 24 dal primo agosto scorso. Sette mesi che fanno dire di aver superato il test. Per il polo di Mendrisio e i dieci Comuni convenzionati la sicurezza di ‘prossimità’ non è più solo una intenzione. Il comprensorio (al di fuori della città) da agosto a dicembre è stato pattugliato in media dieci ore al giorno. E i risultati del servizio accontentano tutti. La copertura del territorio è quella che ci si attendeva. Le statistiche parlano da sole; anche i furti nella regione segnalano, per il 2015, una tendenza in diminuzione, ormai dal 2013. Di che sentirsi rincuorati per la cittadinanza, che ha accolto bene il cambiamento. Mentre si attende entro giugno il varo del Centro di pronto intervento, che nella sua seconda tappa farà spazio alla Polizia cantonale.

La prossimità, insomma, si è rivelata efficace e importante: la riforma ha funzionato. «Siamo stati tra i primi a introdurre il servizio sulle 24 ore, per la soddisfazione di tutti», ci conferma il capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio Samuel Maffi , reduce dalla prima riunione di coordinamento. Incontro dove è emerso che sul cammino la Polizia regionale non ha trovato “grossi impedimenti”.