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Meno Poli, come chiedevamo

Scritto da Andrea Manna, La Regione on .

Bossalini: d’accordo con la riduzione prospettata da Gobbi, è in linea con quanto proponevamo a suo tempo


«Già in occasione dell’elaborazione della legge, la nostra associazione proponeva cinque regioni di polizia comunale al massimo. I politici hanno poi optato per otto. Quanto appena prospettato dal direttore del Dipartimento istituzioni ci trova quindi perfettamente d’accordo. È in linea con ciò che auspicavamo a suo tempo». Allorché, ricorda ancora Dimitri Bossalini, si stava mettendo a punto la LcPol, la legge sulla collaborazione tra la Cantonale e i corpi di polizia locale, votata dal Gran Consiglio nel marzo del 2011 e in vigore a tutti gli effetti dal settembre dello scorso anno. La nuova organizzazione poggia su otto regioni, che fanno riferimento ad altrettanti Comuni polo, in ognuna delle quali «bisogna garantire il servizio 24 ore su 24». Cosa che «in alcune non è sempre facile, per la mancanza di un numero sufficiente di agenti». Ecco perché il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi condivide l’intenzione del Dipartimento guidato da Norman Gobbi di procedere, come ha indicato lo stesso ministro venerdì scorso durante la seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, “a ulteriori accorpamenti fra regioni” di polizia comunale per “migliorare” la cooperazione e la ripartizione dei compiti tra Polcantonale e polcom.

Dal falso nipote al falso poliziotto

Scritto da Polizia città di Lugano on .

Riferendosi a recenti casi di truffa perpetrati da falsi poliziotti ai danni di anziani - registrati a Zurigo, Zugo e Sciaffusa - la polizia di Lugano fornisce alcuni consigli su come prevenire questo tipo di raggiro.
"Sebbene tale modalità di reato per il momento non sia stata riscontrata sul territorio della Città (le stesse ricalcano comunque le modalità già usate per il falso nipote), riteniamo utile ricordare alcuni validi consigli al fine di prevenire eventuali casi che dovessero presentarsi anche da noi" scrive la polizia in una nota. Nella maggior parte dei casi, sottolineano gli agenti, le vittime sono persone anziane, "per cui è importante reagire in modo corretto nel caso di richieste di denaro o di valori da parte di persone sconosciute e/o di falsi poliziotti".
Considerato come la polizia allerti regolarmente il pubblico in merito alla truffa detta del "falso nipote", non si può escludere che persone mal intenzionate possano modificare la loro modalità operativa. Se un primo tentativo dovesse infatti fallire, i truffatori potrebbero tentare di rivolgersi nuovamente alla vittima fingendosi questa volta agenti di polizia, nel tentativo di indurle a consegnare loro del denaro.
Ecco i consigli della polizia:


1. diffidare sempre degli sconosciuti che, dicendosi un parente o un poliziotto, chiedono di consegnare loro denaro o valori. La Polizia infatti non richiede somme di denaro al cittadino presso il suo domicilio. La stessa é normalmente sempre in divisa e comunque dispone di una speciale tessera di identificazione da esibire su richiesta


2. se doveste avere dubbi o sospetti sull'identità del vostro interlocutore interrompete immediatamente la conversazione o non aprite la porta


3. contattate immediatamente l’ufficio di polizia del vostro luogo di domicilio per segnalare il fatto.


La polizia raccomanda infine di non effettuare alcun pagamento (postale o bancario) a persone sconosciute; di non consegnare mai denaro contante a sconosciuti che si presentino quali conoscenti della famiglia, parenti o poliziotti. E in caso di dubbio di richiedere agli agenti di identificarsi attraverso una propria tessera di riconoscimento.

La polizia di Lugano lancia una campagna di sensibilizzazione contro l’accattonaggio

Scritto da Corriere del Ticino - John Robbiani on .

La polizia di Lugano ha deciso di dare un giro di vite al fenomeno dell’accattonaggio e di farlo non solo sotto la spinta dalla «teoria delle finestre rotte» (il principio secondo cui la repressione dei piccoli reati urbani contribuisce a creare un clima di ordine e legalità che riduce il rischio di crimini più gravi) ma, soprattutto, facendo leva su questioni etiche.
Già perché, come sostenuto dal capodivisione Michele Bertini e dal comandante Roberto Torrente , dietro ai mendicanti si nascondono spesso organizzazioni criminali che costringono queste persone (per il 90% sono di nazionalità rumena) in uno stato di schiavitù, o semischiavitù, e che a fine giornata s’intascano quanto raccolto. «I due franchi che donate – ha per esempio sottolineato Bertini – vanno ad alimentare attività criminali che poi si ripercuotono sui cittadini». Organizzazioni che sfruttano le fasce più deboli: giovani, donne, disabili e – sempre più spesso – bambini. «Abbiamo constatato un aumento del 50% di minori intenti all’accattonaggio» ha per esempio confermato Torrente».