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POLIZIA UNICA CANTONALE? NO GRAZIE
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Sul tema della sicurezza non si può sognare, né ad occhi
chiusi, né ad occhi aperti.
Qualche giorno fa sono apparsi alcuni spunti circa il futuro della
polizia in Ticino, con
riferimento ad una possibile polizia unica. Ad un assemblea di un’organizzazione
sindacale
di categoria è stato invitato a presentare tale scenario un
rappresentante della polizia
cantonale di Berna, che si sta avviando verso una polizia unica,
dimenticandosi però di
proporre pure la controparte, anche perché vi sono Cantoni
in cui la polizia unica non la
vogliono.
E’ pur vero che le provocazioni servono anche per alimentare il
dibattito, ma il dibattito deve
essere serio, con conoscenza di cause ed effetti e senza compiacimenti
partitici o gerarchici;
gli obiettivi e le decisioni devono però essere coerenti rispetto
alle politiche istituzionali.
Livelli istituzionali in Svizzera e responsabilizzazione dei Comuni
E’ risaputo, ma talvolta sembra che ci si dimentichi, che la
Svizzera ha tre livelli istituzionali
ben distinti: Confederazione, Cantoni, Comuni.
Il buon funzionamento della nostra società è anche frutto
di questa struttura istituzionale,
poiché permette di garantire giuste ed equilibrate autonomie
locali, di prestare attenzione alle
diverse realtà territoriali, con riferimento ad aspetti culturali,
sociali, economici e certamente
anche di sicurezza.
La Confederazione e i Cantoni sono quelli che sono, mentre per quanto
riguarda i Comuni,
almeno in Ticino, qualcosa si sta muovendo; ci sono state, ci sono
e ci saranno, fusioni e/o
aggregazioni, frutto non della casualità ma di una progettualità ben
delineata da un ampio
consenso politico.
In Ticino, ed è quello che ci interessa, si vogliono Comuni forti,
progettuali, con capacità di
assunzione di competenze e responsabilità dirette e non più solo
in semplice delega dal
Cantone o con i soliti quesiti su “chi fa cosa”; insomma
si vuole migliorare, rendendo più responsabile il terzo livello istituzionale.
Negli ultimi tempi non vi sono state modifiche di legge ove il Cantone
non ha cercato di
responsabilizzare maggiormente i Comuni con nuove competenze e, di
conseguenza, anche
nuovi oneri finanziari.
La sicurezza, da sempre considerata come priorità dalla popolazione,
rientra
indiscutibilmente fra i compiti principali dei tre livelli istituzionali,
dunque, a maggior ragione,
dove si cerca di rinforzare tale livello si dovrà inevitabilmente
consolidare anche l’aspetto
sicurezza per garantire una gestione mirata e corretta di maggiori
competenze.
Non è possibile pianificare Comuni forti, autonomi e responsabili
senza che gli stessi
possano disporre di un proprio servizio di sicurezza.
La realtà dimostra che per gestire competenze di prevenzione,
controllo, verifica,
repressione e punizione, l’autorità comunale deve necessariamente
poter disporre di un
proprio servizio particolarmente formato e legato a simili attività e
con funzionalità ben oltre
le normali ore d’ufficio.
Le sollecitazioni quotidiane (diurne e notturne) per interventi di
vario tipo non
necessariamente d’urgenza, ma non per questo meno importanti,
devono poter trovare
risposta a brevissimo termine e questo è attualmente possibile
solo grazie alla presenza
capillare nel territorio, ancorché non completa, dei corpi
delle polizie comunali.
La “sicurezza”
E’ opportuno sottolineare che in ambito di sicurezza non bisogna
solo pensare alla polizia.
Sono presenti anche altri servizi importanti quali il servizio ambulanza,
i pompieri, i servizi di
assistenza e di cura a domicilio, le Commissioni tutorie regionali,
la protezione civile, ecc.
Tutti questi enti sono organizzati con autonomia regionale e/o comunale,
con competenze e
responsabilità. A questo livello vi è un giusto e doveroso
coordinamento strategico, ma
nessuna fantasiosa proposta di servizio unico cantonale. Chissà come
mai questi servizi
funzionano bene.
La sicurezza è efficace soprattutto se è capillare e se l’intervento,
oltre che garante della
dovuta conoscenza tecnica, è effettuato con conoscenza della realtà locale,
dei luoghi, delle
dinamiche a livello di quartiere o di piccolo Comune.
Quindi non centralizzazione, ma capillarità che non può essere
gestita con il solo
pattugliamento veicolare, ma con un’approfondita conoscenza delle
particolarità territoriali e
socioeconomiche, sino al “controllo degli abitanti”,
nel senso dei movimenti della
popolazione, poiché non vi è criminalità se non vi
sono persone o attività.
La capillarità, in sicurezza, non può essere dunque
solo la presenza saltuaria di vetture di
un’ipotetica polizia unica, che passano tranquillamente senza conoscere
alcunché se non le
strade, ma richiede appunto una presenza dislocata di servizi non solo
autonomi, ma
soprattutto decisionali come lo sono i Comuni in generale e i suoi
servizi in particolare; tra
questi non deve dunque mancare anche un servizio di polizia comunale.
Organi decisionali autonomi
La popolazione chiede risposte rapide a problemi immediati, vuole conferire
con organi
decisionali, di comando, il più presto possibile e quindi
la centralizzazione a livello cantonale
di un servizio che deve invece essere capillare, anche nei suoi organi
dirigenziali, non va
assolutamente bene.
Che ciò sia errato lo insegna pure la storia: a suo tempo sono
stati fortemente ridotti i posti di
gendarmeria locali per questioni di risparmio, salvo oggi accorgersi
dello sbaglio ed
inventarsi soluzioni miste, che di “misto” hanno solo il finanziamento,
poiché nella realtà operativa effettuano attività prevalentemente d’ufficio
e per competenze di polizia cantonale,
tralasciando ambiti specifici di competenza comunale.
Tali “realtà” sono quindi finanziate sia dai Comuni,
sia dal Cantone, peraltro però in modo
inversamente proporzionale all’ambito d’impiego.
Dunque si abbia il coraggio di fare marcia indietro, perché la sicurezza
risulta più efficiente
quando è capillare non quando viene centralizzata e diversi
Comuni non hanno mancato di
rilevarlo.
Impatto delle decisioni di risparmio cantonali
Attualmente la polizia cantonale presenta un effettivo “insufficiente” già per
i soli compiti di
sua competenza; è utile ricordare che il numero di agenti è stato
ridotto anche per una
misura di risparmio (riduzione del personale cantonale).
Una volta creata l’ipotetica polizia unica cantonale, peraltro
con una sostanziosa
partecipazione finanziaria dei Comuni, le nuove misure di risparmio
del Cantone, facilmente
prevedibili vista la difficile situazione finanziaria, andrebbero dunque
ancora una volta a
toccare tutti i servizi cantonali, polizia compresa.
Già in questi giorni un movimento politico ha proposto il taglio
dei dipendenti cantonali pari a
300 unità a tempo pieno; anche il Governo sta valutando un
ulteriore importante riduzione
della spesa; in quale servizio verrebbero ridotti gli effettivi se
non con il solito e conosciuto“
taglio lineare” con sacrifici simmetrici ?
E’ facilmente ipotizzabile che a quel punto le realtà locali
non potranno dire alcunché, non
avrebbero alcuna competenza decisionale, si assisterebbe dunque al
taglio dei rami e non
certo del tronco e le eventuali antenne nel territorio si vedrebbero
ridotte con conseguente
riduzione del servizio di sicurezza locale, ma senza riduzione dei
costi a carico dei Comuni.
In effetti, ed evidentemente, verrebbe ridotta la spesa cantonale,
ma non i ricavi (altrimenti
che risparmio sarebbe?) lasciando ai Comuni “oltre al danno anche
le beffe”.
Deleghe e competenze
E’ utile ricordare che recentemente si è proceduto alla
creazione della figura del Pretore
penale e a dare maggiori competenze ai giudici di pace per “sgravare” la
Magistratura
(centralizzata) di alcune competenze minori.
Dunque, mentre in generale si delegano competenze verso il basso, dando
responsabilità e
forza a enti e istituzioni regionali e/o comunali, dall’altra
per la polizia si tratterebbe invece di
procedere esattamente al contrario con un deficit di coerenza, circa
la strategia politica, al
limite del buon senso.
La polizia comunale esiste, funziona e funziona bene, così come
funziona bene la
collaborazione con la polizia cantonale; non viviamo in un territorio
ove la criminalità dilaga e
dunque le “cose” vanno se del caso migliorate, senza
procedere ad alcuna rivoluzione.
La polizia comunale è sempre più organizzata in corpi
strutturati, e da tempo non svolge più dei compiti
collaterali (lettura contatori acqua ed energia, ecc.) come qualcuno
continua a
proclamare, ma offre un vero servizio di Polizia.
Le mansioni sono molteplici, alcune delle quali toccano anche l’ambito
giudiziario; serve
ricordare a qualcuno che diverse importanti inchieste sono state avviate,
ma anche esperite,
dalle polizie comunali che hanno interrogato, verbalizzato, steso
rapporti e quant’altro con
piena soddisfazione da parte della magistratura.
Vi sono pure molteplici competenze previste dalla legislazione comunale,
competenze che di
certo la polizia unica cantonale non si assumerebbe; ciò già succede
oggi nei posti misti,
poiché gli agenti della polizia cantonale non effettuano tali
compiti e a maggior ragione
succederebbe con una polizia unica.
Insomma, la polizia comunale esiste ed esiste eccome!
Va bene la divisa unica, va bene una visione unica e un coordinamento
sulla sicurezza, va
bene la complementarietà polizia cantonale/polizie comunali, ed è quello
che succede già oggi, sicuramente migliorabile, così come è auspicabile
avere una copertura di sicurezza
locale completa. Altrettanto sicuramente però la polizia unica non
può essere la soluzione
per una migliore sicurezza, ma unicamente una soluzione di risparmio;
allora lo si dica
apertamente e non si parli di sicurezza.
Per i Comuni vi sarebbe comunque e fatalmente una sicura perdita di
autonomia e di
sicurezza locale.
Vediamo di tenere gli occhi ben aperti e i sogni lasciamoli per altre
cose più amene, i livelli
istituzionali hanno fatto il bene della Svizzera e anche del Ticino
dunque vanno rispettati e
rafforzati, non globalizzati; sono sempre i dettagli, se conosciuti,
che fanno la differenza.
per l’ Associazione della Polizie Comunali ticinesi
Il Presidente
Dimitri Bossalini
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