Associazione delle polizie comunali ticinesi
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Relazione Presidenziale - Assemblea APCTi 2016

 

Riforma epocale per una concreta polizia di prossimità

da 9 mesi è iniziato un cambiamento epocale per la sicurezza nel Canton Ticino. Non sono parole di circostanza ma è un dato di fatto ed ha ancora maggior valore se consideriamo gli ostacoli che si sono presentati sistematicamente per contrastare la realizzazione di questo progetto.

Penso in particolare all’ ultima decisione del GC del mese di giugno 2015 dove, dopo un lungo dibattito, il MG sulla proposta di studiare il concetto di polizia unica da concretizzare nel 2021, che sosteneva, di fatto, un’ennesima mozione del deputato Giorgio Galusero, è stato ritirato con l’obiettivo dichiarato di valutare uno scenario di polizia ticinese.


Per quanto mi riguarda, anzi per quanto riguarda il Comitato dell’ APCTi, questa riforma che prevede una chiara ripartizione dei compiti in ambito di sicurezza tra il Cantone e i Comuni è già, a tutti gli effetti, la riforma ideale di “polizia ticinese”.
Vi sono certamente delle possibilità di ottimizzazione, e di alcuni aspetti ne parlerò in seguito, ma la via tracciata è quella giusta e sono certo che potrà fungere da esempio per altri Cantoni, alcuni dei quali hanno concretizzato il concetto di polizia unica cantonale che ha già creato non pochi attriti tra i due livelli Istituzionali.

Oggi, più che mai, è doveroso ringraziare gli oltre 400 agenti delle polizie comunali e i loro quadri dirigenti che hanno implementato con spirito propositivo questa riforma, fortemente voluta dal vostro Comitato che ha potuto contribuire nei diversi GL a creare le condizioni quadro ideali al fine di raggiungere quest’ ambizioso risultato. I problemi sorti in questo contesto sono subito stati affrontati con uno spirito costruttivo e collaborativo, poiché il fine ultimo della nostra quotidiana attività è la sicurezza dei nostri cittadini che meritano delle strutture di polizia locale efficienti e al passo coi tempi.

Ringrazio anche i Municipi e i CC per aver svolto un lavoro encomiabile nell’ aderire alla LCpol ed nell’ attivarsi per creare le premesse affinché l’implementazione operativa potesse realizzarsi nel rispetto delle normative vigenti. Si pensi alle diverse convenzioni tra le polizie dei Poli e quelle strutturate della stessa regione.

Ringrazio il Capo del DI Norman Gobbi e i suoi funzionari per il lavoro svolto, in particolare nell’ambito legislativo con l’adattamento delle varie Leggi vigenti.

Cambiamento epocale, dicevo, che non è paragonabile ad altre riforme in ambito di sicurezza che si sono susseguite negli anni in Ticino.
Quello che è avvenuto e che dovrà consolidarsi nei prossimi anni è la realizzazione degli scopi per i quali era nata la nostra Associazione. Vorrei ricordare che nel 1981 si decise di fondare l’ APCTi proprio per valorizzare e rilanciare i compiti delle polizie comunali in un contesto particolare, dove i diversi posti di polizia cantonale distribuiti nel territorio venivano chiusi.

 

Presenza capillare che oggi e domani è e sarà garantita.

  • Da 49 polizie comunale per 49 Comuni si è passati a 19 polizie comunali per 131 enti locali. Da 320 agenti del 2012 agli oltre 400.
  • I compiti esclusivi e le deleghe di competenza sono elargiti in modo uniforme nei diversi Comuni di competenza;
  • I compiti esclusivi e le deleghe sono garantiti sulle 24H;
  • Il numero di agenti, in fase d’implementazione, è in funzione delle esigenze e della complessità del territorio.

Violenza contro funzionari (Petizione Online)

Il Comitato ha preso atto con soddisfazione della decisione dell’ Associazione amici delle forze di polizia svizzere di lanciare una petizione online per chiedere alle autorità federali la modifica dell’art. 285 del Codice penale Svizzero.
Ciò che avvalora maggiormente questa iniziativa è che a proporla non sia una federazione o un sindacato di categoria, bensì la società civile.
Il Comitato dell’ AFPS è composto da politici e imprenditori privati e non da poliziotti o funzionari pubblici.
Noi avevamo già in passato evidenziato a più riprese la problematica legata alla violenza contro gli agenti di polizia ed all’ esiguità dei provvedimenti adottati nei confronti di chi, ed è una minoranza della popolazione, aggredisce i rappresentati delle forze dell’ordine, sosteniamo quindi senza indugio questa lodevole iniziativa.
Gli ultimi episodi accaduti a Berna, e non solo, dimostrano come l’aggressione nei confronti degli agenti abbia assunto una virulenza talvolta estrema; ma è utile ricordare che le modifiche dell’art. 285 del CPS, non sono previste unicamente a tutela dei poliziotti ma anche di tutti i funzionari pubblici che, nel loro operato di garanti di decisioni istituzionali, sono a loro volta aggrediti verbalmente o fisicamente.
Il nostro sostegno è un atto dovuto per tutti i colleghi che quotidianamente operano con il solo scopo di garantire l’ordine pubblico e difendere il nostro stato di diritto.
L’attacco nei confronti di un agente di polizia o di un funzionario pubblico è una sciabolata al cuore del livello istituzionale che rappresentano.

 

Radar

  • Indicare la presenza sistematica dei radar mobili inciderebbe negativamente poiché quei pochi che sono soliti non osservare i limiti di velocità rallenterebbero unicamente in prossimità della postazione. Rimanendo impuniti aumenterebbe il rischio di messa in pericolo per se e per gli altri. Questa scelta potrebbe provocare un aumento degli incidenti dovuti al fattore velocità, che spesso hanno degli esiti particolarmente spiacevoli.
  • In merito agli incassi è utile ricordare che per le polizie comunali l’importo massimo di una multa disciplinare, che possono quindi incassare direttamente, ammonta a 250.-- frs.. Per le infrazioni più gravi la somma che viene riversata dal Cantone è di 60.-- frs., importo che va diviso per il numero dei Comuni convenzionati con la polizia di riferimento. Quindi, per una multa di Radar che può ammontare anche ad alcune migliaia di franchi, la polizia che l’ha elevata riceve questo importo minimo. Va ricordato che per questo genere d’ infrazioni gravi gli agenti devono comunque procedere all’ interrogatorio dell’imputato, alla revoca della sua licenza di condurre, se previsto, e ad una serie di rilevamenti indispensabili per i casi più estremi. Se questo lo si ritiene “far cassetta”, come è stato evidenziato nelle discussioni parlamentari, beh faccio veramente fatica a capire. Se il pensiero di chi ha votato a favore di questa misura era quello di colpire i Comuni, hanno evidentemente sbagliato bersaglio.
  • Si è pure chiesto che le polizie comunali eseguano i loro controlli solo sulle strade comunali. Orbene all’ interno dei nuclei abitati vi sono diverse strade cantonali che si trovano in prossimità di scuole, residenze per anziani, parchi pubblici, chiese, ecc. la cui gestione è quasi sempre di competenza comunale. E’ quindi evidente che le richieste di sicurezza in ambito di circolazione stradale espresse dai cittadini vanno esaudite in tempi brevi, dopo i consueti rilevamenti di routine (radar amico). Anche i controlli di circolazione mirati, allo scopo di contenere o risolvere un problema legato alla velocità, sono parte integrante del concetto operativo per una polizia di prossimità. Rispondere tardivamente o non rispondere significa deludere le legittime attese che hanno i cittadini nei confronti della polizia. E ricordo che proprio loro sono il nostro partner privilegiato.

Attendiamo le decisioni e le proposte che il DI presenterà alla Conferenza politica consultiva.

 

 

 

Dimitri Bossalini

Presidente APCTi

8 Giugno 2016

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